Monthly Archives: aprile 2015

En plein air

Claude Monet, "Les coquelicots", 1873, Paris, Louvre

Claude Monet, “Les coquelicots”, 1873, Paris, Louvre

25 aprile 2015

Dipinto nella campagna di Argenteuil nel 1873, questo quadro di Claude Monet raffigura la moglie Camille e il figlio Jean che attraversano il pendio dolce di una collina ricoperta di erba alta e papaveri.

Madre e figlio sono ripresi per due volte: in alto a sinistra all’inizio della discesa, in basso a destra quando ormai sono nel folto della vegetazione e più prossimi a noi che li guardiamo. Lo sfondo rimane invariato ma la luce che li colpisce cambia, lo vediamo dalla differente colorazione dei vestiti, Camille e Jean hanno attraversato non solo l’erba prospera e infestante che culmina nelle teste rosse di maggio, i papaveri per l’appunto, hanno attraversato un tempo, hanno vissuto, continuano a farlo nel quadro che riprende questo loro passaggio silenzioso e privo di eventi.

Dipingere all’aperto per Monet non voleva dire solo liberarsi dalle costrizioni figurali del paesaggio idealizzato o dei generi accademici, ma soprattutto rendere la cosa più difficile da rendere nelle arti, come in letteratura, ossia lo scorrere del tempo che è di per sé una forma di narrazione. In cima alla collina Camille e Jean erano così, arrivati a valle sono diversi, eppure sempre loro. Mi torna in mente la bellissima raccolta di saggi di Marguerite Yourcenar, Il Tempo, grande scultore, e come niente quanto l’aperto – della natura, del fuori, dell’attraversamento qualunque esso sia – mima l’intimo movimento che sentiamo inesorabile e necessario dentro di noi: il tempo che passa.

In certe giornate in cui non accade nulla di rilevante, ma mi lascio attraversare con maggior disponibilità dalle circostanze, penso che l’unico soggetto del dire umano dovrebbe essere questo mistero del suo essere nel tempo. La vera misura interiore di ciascuno di noi, la sola verità inalienabile e per costituzione di continuo metamorfica.

Donne che leggono

Jean-Étienne Lyotard, "Maria Adele di Francia in costume turco", 1753, Firenze, Galleria di Palazzo Pitti

Jean-Étienne Lyotard, “Maria Adele di Francia in costume turco”, 1753, Firenze, Galleria di Palazzo Pitti

14 aprile 2015

Si potrebbe compilare un volume monografico con questo soggetto, perché in pittura vi è un’abbondanza secolare di figure femminili intente alla lettura. Da Maria che legge mentre riceve l’annuncio dell’angelo, alle dame olandesi del Seicento, a quelle delle corti medievali e rinascimentali italiane, fino alle lettrici moderne degli Impressionisti e poi dei Cubisti.

La lettura è senz’altro una delle attività quantitativamente più rilevanti nella raffigurazione femminile.

È un dato curioso, non tanto perché non corrisponda alla realtà, anzi secondo le statistiche a tutt’oggi chi legge di più sono le donne, ma perché quando un motivo rappresentativo diventa così frequente, tanto da costituirsi a tema simbolico, viene da domandarsi che cosa celi e che cosa sveli in realtà, o per dirla in termini psicanalitici che spero di non usurpare: di che cosa sia l’elaborazione.

Anche perché la lettura è un fenomeno di fruizione in un certo senso passiva, (anche se non lo è mai in senso stretto), diverso sarebbe se incontrassimo altrettante raffigurazioni di donne intente a scrivere, scolpire, dipingere.

A giudicare dalla presenza attiva delle donne nella letteratura e nelle arti, in generale, si direbbe che l’abbondanza figurativa di un femminino intellettuale supplisca alla loro concreta subordinazione o assenza come dirette protagoniste. Un acuto articolo della storica dell’arte americana Linda Nochlin, pubblicato nel 1971, e ripubblicato ora in un agile libretto da Castelvecchi col titolo Perché non ci sono state grandi artiste?, indaga proprio le condizioni sociali che storicamente hanno precluso l’accesso alle donne alla pratica delle arti.

Di questo tema e di molti altri si parlerà sabato 18 aprile alla Biblioteca Italiana delle Donne di Bologna in una giornata di studio dal titolo: “Davanti e dietro la scrittura. Donne e uomini alle prese con identità di genere, ruoli, gerarchie e riconoscimento pubblico”.

Ci saranno interventi di scrittori, editori e critici insieme a gruppi di lettura.

Gli argomenti sono tanti e perfino la terminologia non è scontata, mi auguro che questa giornata possa servire a me, e a molti altri, per mettere a fuoco tanti nodi problematici dell’essere donna e intellettuale.