Category Archives: Arte

Contributi di storia dell’arte e di critica d’arte. Collezionismo, mostre, eventi

La felicità delle immagini, il peso delle parole

Copertina Bompiani

 

“Ora, purtroppo lei dovrà usare le parole, cioè la metafora, mentre io, con molta minor fatica, userò lo sguardo.”
(Goffredo Parise)

“Beato te che quando prendi la matita o il pennello in mano, scrivi sempre in versi!”
(Pier Paolo Pasolini)

 

 

Alessandra Sarchi
La felicità delle immagini, il peso delle parole
Cinque esercizi di lettura di Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati
Bompiani Overlook, Milano 2019
In copertina: Antonio Donghi, Nudo, olio su tela, 1928, particolare, collezione privata
Progetto grafico: Polystudio

Le recensioni a La felicità delle immagini, il peso delle parole di Alessandra Sarchi sono pubblicate in RASSEGNA STAMPA. Altro materiale sul saggio sarà disponibile nella sezione EXTRA, mentre sul sito web di Bompiani è presente una pagina dedicata al libro.

La felicità delle immagini, il peso delle parole

Copertina del libro pubblicato da Bompiani

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

26 marzo 2019

Da domani arriva in libreria un mio nuovo libro, “La felicità delle immagini, il peso delle parole. Cinque esercizi di lettura di Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati”, pubblicato dall’editore Bompiani.

Si tratta di una raccolta di saggi, ispirati nello stile e nella forma al modello anglosassone del personal essay.

Tenendo il filo rosso del rapporto con la visibilità, a volte scambiata e identificata con la realtà o con la pittura o con la rappresentazione, ho cercato di esaminare la peculiarità del rapporto fra parola e immagine in cinque autori che ritengo significativi e che amo.

È stato bello passare del tempo in loro compagnia, ripercorrerne i pensieri e gli orizzonti da una prospettiva comune.

È invalsa la convinzione che viviamo in un’epoca caratterizzata dal predominio delle immagini come medium semplificato e al tempo stesso potenziato di comunicazione; alcuni studiosi hanno teorizzato che nel Novecento sia avvenuto un cambio di paradigma conoscitivo e culturale definito visual turn.

Lo sa il nostro inconscio, così come qualsiasi studioso di fatti visivi che non c’è nulla di più polisemico e difficile da interpretare delle immagini. Negli scrittori che ho affrontato questa consapevolezza era del tutto vigile e incalzante; nel frattempo la tecnologia ci ha immersi in un ambiente visivo bidimensionale avvolgente e ingannevole, ciononostante molti dei loro interrogativi mi sembrano ancora validi per capire cosa facciamo ogni volta che scrivendo pensiamo per immagini o viceversa usiamo le immagini al posto delle parole.

Il fascino dell’elenco

Christian Boltanski, "Animitas", Bologna Mambo

Christian Boltanski, “Animitas”, Bologna Mambo

2 agosto 2017

Decine e decine di volti sgranati nell’ingrandimento da vecchie fototessera in bianco e nero, scatole di latta sovrapposte a costruire uno schedario dei morti e dei dispersi dell’Olocausto, centinaia di abiti dismessi ammucchiati in carrelli o distesi al suolo, e ancora occhi anonimi stampati su tele chiare che ondeggiano al passaggio del visitatore, volti di partigiani ingranditi e affissi in luoghi periferici della città, la mostra antologica di Christian Boltanski, che ha inaugurato lo scorso 25 giugno al Mambo di Bologna e proseguirà fino al 12 novembre 2017, Anime di luogo in luogo a cura di Danilo Eccher, sollecita una riflessione sulla forma dell’elenco e dell’accumulo nella cultura visiva e letteraria contemporanea.

Già Michelangelo Pistoletto con il suo Muro di stracci (1968) aveva accumulato ed esposto abiti smessi in serie con intento decostruttivo del consumismo, mentre Daniel Perec nel romanzo La Vie mode d’emploi (1978) ci aveva introdotto a un senso dell’oggi che è fatto di accumulazione e vertigine del vuoto: l’elenco degli oggetti, dei gesti, dei luoghi e delle quisquiglie del quotidiano nella vita di un condominio che oscilla fra ironia e angoscia. Beppe Sebaste in Oggetti smarriti e altre apparizioni (2009) ha scritto un libro sulla memoria e la sua dissoluzione a partire da oggetti accumulati e dispersi.

Ma dove è possibile rintracciare l’origine di un uso espressivo della forma dell’elenco?

Dall’antichità fino all’epoca premoderna i cataloghi – dei soldati, delle navi, delle belle donne – avevano una funzione celebrativa, un po’ come passare in rassegna i campioni di una squadra prima della gara o della partita. Ciò che sembra invece caratterizzare l’elenco nella modernità è l’aspetto memoriale tanto più elegiaco quanto impersonale. A fare da cesura la seconda guerra mondiale e la società dei consumi di massa. Il lavoro artistico di Boltanski registra un passaggio che non è solo di quantità: come preservare la memoria di migliaia di persone letteralmente spazzate via dal conflitto bellico e poi dalle stragi e dai flussi migratori, ma anche di qualità: come si mantiene la memoria non di biografie illustri bensì di vite perlopiù anonime?

Si potrebbe dire che solo dopo il trauma collettivo dei due conflitti mondiali e dello stragismo, e nel contesto di una civiltà di consumi di massa dove le singole esistenze si assomigliano tutte nell’omologazione merceologica, l’accumulo, la serialità e l’elenco degli oggetti e delle immagini siano potuti diventare da contenitore inerte un potentissimo mezzo espressivo.

[Questo articolo è uscito su L’Espresso di domenica 30 luglio con il titolo Boltanski List]