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A cosa serve (anche) l’immaginazione

Nuvole in cielo29 marzo 2015

Martedì 24 marzo ho incontrato Simona Vinci per una chiacchierata su libri e scrittura, alla libreria Biblion di Budrio.

Il piacere di dialogare con una persona che parla dei tuoi libri come se fossero suoi – cioè da dentro – è impagabile.

Solo ‘facendo’ la scrittura si capisce come funziona, quali sentieri segreti l’autore ha percorso, come le idee sono diventate scene, personaggi, azioni, come queste a loro volta hanno tradito o amplificato l’intenzione iniziale.

Certo anch’io mi lascio innamorare dalle belle categorie critiche, dalle vaste sistematizzazioni in cui tutto torna tuttavia, senza nulla togliere al mestiere dei critici, sulla cui occasionale ottusità mai satira più feroce fu scritta di quella presente in 2666 di Roberto Bolaño, il confronto con chi si pone i tuoi stessi problemi tecnici, formali, etici inerenti la narrazione, e magari adotta soluzioni molto diverse dalle tue, è per me molto fecondo.

Simona ed io abbiamo parlato dello stretto rapporto fra vita onirica e scrittura, del baluardo all’innocenza, vero o supposto, rappresentato dall’infanzia – chi meglio dell’autrice di Dei bambini non si sa niente potrebbe dirlo – dei modelli e dei maestri, della dicibilità di alcuni temi, come il dolore e la malattia, scoprendo così di avere entrambe amato molto l’ultimo libro di Harold Brodkey, This Wild Darkenss, tradotto in italiano come Questo buio feroce.

Cronaca in diretta della morte dell’autore, che scopre con una certa sorpresa di essere sieropositivo a distanza di vent’anni dal momento del suo probabile contagio, questo libro ha, fra i tanti pregi, quello di essere una forma di corteggiamento della morte, fatto di ironia, di memoria, di vita che ritorna, di rimpianti, un prologo all’incontro finale che l’autore si concede di immaginare dando spazio ora con rabbia, ora con rassegnazione, ora quasi con tenerezza alla realtà che per l’uomo rimane più misteriosa e meno dicibile.

Brodkey ha avuto il coraggio, la forza, il narcisismo e l’altruismo di rendere pubblico questo suo immaginare intorno alla morte, questo suo prepararsi al distacco. Ha imparato a ‘dire’ la morte.

“Si può essere stanchi del mondo – stanchi dei re della preghiera, dei re della poesia, i cui rituali sono un intrattenimento umano e gradevole, ma assolutamente irritante perché non hanno alcuna realtà – mentre la realtà in sé continua a essere molto preziosa. Il desiderio è di intravedere degli squarci di reale. Dio è un’immensità, mentre la malattia, questa morte, che è in me, questo piccolo evento pedestre circoscritto entro confini tanto precisi è reale, privo di miracoli o di istruzioni. Sono in piedi su una zattera che ha sciolto gli ormeggi, una piccola chiatta che si muove sulla fluida superficie scorrevole di un fiume. È precaria. L’ignoranza dell’ignoto, l’equilibrio difficile, i sobbalzi e l’instabilità si allargano in ampie increspature su tutti i miei pensieri. Pace? Non ce n’è mai stata alcuna nel mondo. Ma ora sto viaggiando sull’acqua arrendevole, sotto il cielo, senza ormeggi, e mi sento ridere, con un certo nervosismo e poi con genuino stupore. È tutta intorno a me”.

Mentre discutevamo di questo libro era stata diffusa da poche ore la notizia del disastro di un aereo della compagnia Germanwings sulle Alpi provenzali col bilancio pesantissimo di 150 morti, schiantati su una montagna impervia. Ancora non si sapeva nulla dell’incidente che appariva molto strano e immotivato. Anche adesso che sappiamo come a determinare la morte di tutte quelle persone sia stata a volontà del co-pilota chiusosi dentro la cabina e deciso a suicidare sé e a uccidere tutti gli altri passeggeri, la loro morte rimane un mistero. Si potranno invocare la depressione, il burnout da troppo stress lavorativo, e tanti altri aspetti della personalità e della vita di questo ventottenne tedesco – Andrea Lubitz – su cui gli inquirenti stanno lavorando, ma io ritengo che non ci sarà mai una spiegazione razionale e definitiva di un gesto e di un evento che rimangono nell’area terribile e vasta dell’irrazionale umano e dell’imponderabilità del caso.

Ciò che mi ha colpito e che non riesco ad accettare è che i passeggeri non abbiano avuto modo di pensare la loro morte, se non per pochi e confusi minuti, forse anche meno. Il pilota chiuso fuori dalla cabina, ha invece avuto otto lunghi minuti per rendersi conto di quello che stava accadendo e in quegli otto minuti ha dovuto cercare di intervenire, di pensare a una possibile alternativa e poi rassegnarsi al fatto che era impossibile forzare la porta con l’estintore, e quindi arrendersi al fatto che sarebbero morti tutti in quella maniera imprevista, atroce. Da solo si è fatto carico di quella coscienza.

I suoi colpi contro la porta, registrati dalla scatola nera, sono l’unica testimonianza, l’unica elaborazione di una morte annunciata che il respiro del copilota all’interno della cabina ha scandito fino allo schianto finale.

Non so se la consapevolezza dell’irreparabile si sia affacciata nei passeggeri e sia concisa con il momento di pochissimo precedente l’impatto tanto da esserne inghiottita, tanto da annullare la loro capacità di reazione. A loro che sono morti senza sapere, senza volere, senza poter immaginare e ‘dire’ la propria morte dobbiamo il nostro sforzo di immaginazione, per accompagnarli.

2014

Recensioni

Luigi Grazioli, Figura di schiena, Doppiozero Ebook, 2014 – La ricerca, 24 luglio 2014

Riccardo Donati, Nella palpebra interna. Percorsi novecenteschi tra poesia e arti della visione, Le lettere, Firenze 2014 – La ricerca, 30 maggio 2014

Maurizio Bettini, Elogio del politeismo. Quello che possiamo imparare oggi dalle religioni antiche, il Mulino, Bologna 2014 – La ricerca, 30 aprile 2014

Marco Belpoliti, L’età dell’estremismo, Guanda, Milano 2014 – Alias, 20 aprile 2014

Silvia Urbini, Somnii explanatio. Novelle sull’arte italiana di Henry Thode, Viella, Roma 2014 – La ricerca, 16 aprile 2014

Paolo D’Angelo, Ars est celare artem. Da Aristotele a Duchamp, Quodlibet, Macerata 2014 – Alias, 16 febbraio 2014

 

 

RACCONTI

La sezione raccoglie i miei racconti inediti e quelli pubblicati in raccolte, antologie e riviste on-line e a stampa:

  • Fuori dalla festa
    (Nell’occhio di chi guarda. Scrittori e registi di fronte all’immagine, a cura di Clotilde Bertoni, Massimo Fusillo e Gianluigi Simonetti, Donzelli, Roma 2014)
  •  Senza voce
    (WATT Senza alternativa, vol. 3,14, 2013)
  • Così simile a una morte
    (Alessandra Sarchi, Segni sottili e clandestini, Diabasis, “Al buon corsiero”, Reggio Emilia 2008)