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Delizie del matrimonio

Anonimo, "Grande querelle entre le mari et l'épouse a qui portera la culotte et commandera le ménage", incisione in rame colorata, Paris, 1810 ca.

Anonimo, “Grande querelle entre le mari et l’épouse a qui portera la culotte et commandera le ménage”, incisione in
rame colorata, Paris, 1810 ca.

31 marzo 2014

“Tutti badano ai dettagli, sono loro che ci fanno innamorare o ci disilludono all’improvviso. Costruiamo un totem di bellezza, di perfezione, umana e morale, ne addobbiamo la persona che amiamo, e poi?
Poi siamo dentro un matrimonio, un contratto sociale vincolante, un impegno a riprodursi, a credere nella società. Non sarebbe meglio pensare all’amore come a un felice incidente che continua ad accadere?”
(Da L’amore normale, Einaudi 2014)

Amore e matrimonio non sono un binomio scontato. Per secoli e secoli il matrimonio è stato consapevolmente utilizzato come strumento per stringere alleanze fra famiglie e clan, quindi come strumento di controllo sociale che ben poco aveva a che vedere con l’amore. Ma anche quando, soprattutto grazie all’etica cristiana, l’amore coniugale comincia a guadagnare spazio, nella vita reale e nella rappresentazione, continua a rimanere un’istituzione problematica e conflittuale: è al suo interno, e in relazione, alla società che si gioca la parità fra i sessi, il ruolo riconosciuto agli uomini e alle donne. E basta guardare l’immagine qui sopra per farsi un’idea di come la disputa su chi abbia i pantaloni, cioè debba comandare, nella vita coniugale vada avanti da un pezzo e con un evidente svantaggio iniziale delle donne.

Questa lunga storia è stata messa in mostra a Milano, a palazzo Morando, in una esposizione intitolata “Le delizie del matrimonio”, conclusasi in questi giorni. Un itinerario iconografico molto ampio dal ’600 fino ai primi decenni del ’900,  diviso per temi: dal corteggiamento, alla fedeltà, al tradimento, al gioco delle parti nel legame coniugale.

Da “L’amore normale”

La scultura di Costantino Nivola dal titolo "Lettino", del 1971

Costantino Nivola, “Lettino”, 1971

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3 marzo 2014

“Quanta paura avevo avuto, negli anni, a usare la parola noi, quanto avevo temuto la sua ombra piccolo borghese, la forzatura che giustapponeva due persone con la scusa di coniugarle. Ora invece mi appariva come uno spazio ulteriore, che non avrei saputo immaginare a vent’anni, ma neanche a trenta. Forse avevo raggiunto il centro. Ero radicata nel presente della mia vita. Deve essere questa la maturità di cui a volte parla la gente, il punto medio in cui si allenta la presa della fatica e si può godere delle cose fatte, prima che inizino a disfarsi.”

(Dal romanzo L’amore normale di Alessandra Sarchi, in libreria dal 18 marzo)

De l’amour

Edward Burne Jones, "Pan e Pische", 1874 ca., da collezione privata

Edward Burne Jones, “Pan e Pische”, 1874 ca., collezione privata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

13 gennaio 2014

Stendhal, in De l’amour, testo scritto mentre viveva un’impossibile e cocente relazione amorosa con Matilde Viscontini Dembowsky, cioè all’incirca a partire dal 1819, tratteggia una sorta di ars amandi romantica. Si ama la bellezza, e la bellezza è ciò che suscita amore. Tuttavia la bellezza per essere percepita ha bisogno di distanza, affinché l’immaginazione possa rincorrere ogni palpito e costruire quell’impalcatura di cui solo l’innamorato conosce le vie, le corrispondenze e i segreti.

La parola chiave per Stendhal è cristallisation, ovvero quel processo che in natura avviene a un rametto di legno che cada in una miniera di sale e nel giro di qualche mese intorno al suo scheletro veda fiorire un ricamo di sofisticate incrostazioni che ne ampliano il volume e la bellezza.

Allo stesso modo avviene in amore, l’amato s’installa nella nostra psiche ramificando la sua presenza fin dove possibile e accrescendo il senso di meraviglia e di bellezza, almeno fino a quando ci è parzialmente precluso, o in qualche modo serba il proprio segreto. La quotidianità e l’eccesso di prossimità sembrano fare a pugni con l’idealizzazione amorosa.

Dall’epoca in cui scriveva Stendhal la concezione dell’amore è parecchio cambiata, per quanto rimangano vere molte dinamiche psicologiche da lui descritte. Di sicuro continua ad essere uno dei temi più comuni e, a questo punto dopo secoli di letteratura, più difficili da raccontare, proprio perché appartiene all’esperienza universale, ma in tale esperienza ciascuno si sente a suo modo unico.

Nel mio nuovo romanzo, L’amore normale (uscirà a marzo per Einaudi), si parla anche di questo.

Mi piacerebbe che chi passa di qui e legge arricchisse la lista di libri che parlano di questo argomento o di romanzi che ne raccontano. Io ne elencherò alcuni, che non sono affatto una bibliografia esaustiva, ma solo letture che mi hanno accompagnato e ispirato mentre scrivevo il romanzo. A voi di suggerirne altri.

Platone, Il convito
W. Goethe, Le affinità elettive, 1809
G. Flaubert, Madame Bovary, 1856
Denis de Rougemount, L’amour et l’Occident, 1939
R. Barthes, Frammenti di un discorso amoroso, (1977) ed. it. Einaudi, 1979
E. Illouz, Perché l’amore fa soffrire, il Mulino, 2013
Buyng-Chul Han, Eros in agonia, Nottetempo, 2013
J. Updike, Couples, Knopf, 1968
A. Dubus, Non abitiamo più qui, (Adultery and Other Stories, 1975-1980) ed. it. Mattioli 1885, 2009
L.G. Tin, L’invenzione della cultura eterosessuale, Due punti, 2010