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Reservoir Leaders

La "Maid" di Banksy su un muro di Londra

Banksy, “Maid”, London wall

25 giugno 2013

Adesso che tutto è finito, non mi sembra nemmeno che sia stato vero. Voglio dire: io a lavorare in un mondo che non è quello dei comuni mortali ci sono abituata: da vent’anni ogni mattina vado da Enniskillen al resort di Lough Erne, un 5 stelle dove arrivano da tutto il mondo, ma solo i ricchissimi. Qui mezzo litro d’acqua costa 12 euro.

Sono nata e cresciuta nelle Midlands, mi chiamo Gwendoline, che è anche il secondo nome della first lady inglese, Samantha Cameron. Unica somiglianza, di mestiere io faccio la cameriera. Come me ce ne sono milioni sul pianeta. Be’, non proprio. Non a tutte le cameriere capita di servire durante un G8.

“Gwen, non lasciarti sfuggire nulla, raccontaci tutto”. Mi tempestano così da mesi le amiche, che sanno come da vicino politici, magnati, attori e sportivi – quelli di cui vedi le foto smaglianti su tutti i giornali e blog – siano pieni di difetti e mancanze che è sempre un piacere scoprire, perché se fossero pure impeccabili potremmo convincerci dell’idea abbastanza cretina che siano di una razza superiore, idea che con ogni evidenza provano a inculcarci, per giustificare il fatto che loro sono lì, a godere di privilegi che solo una manciata di umani al mondo può permettersi. E invece no. Lo so per esperienza: certe volgarità, come infilarsi le dita in bocca perché un boccone di cibo si è incagliato nei denti, lasciare chewing gum sulla moquette della stanza, o sui braccioli delle poltrone. Per non parlare degli assorbenti nella tazza del wc, delle impronte di piedi sporchi sulle lenzuola.

Il cielo era grigio quando sono arrivati, tirava vento freddo. Li guardavo dalla finestra, mentre procedevano in giacca e pantaloni scuri, senza cravatta, verso una specie di podio, dove sono saliti per salutare. Il podio era messo di traverso, come i blocchi di partenza di una corsa di atletica. Ma loro non avevano niente di atletico, piuttosto la scena mi ricordava l’inizio di Reservoir Dogs di Tarantino, quando la banda di delinquenti vestiti tutti uguali cammina in fila, e ti domandi se si ammazzeranno fra di loro, prima di ammazzare qualcun altro. L’unica differenza, rispetto al film, è che qui c’era una donna, in pantaloni e giacca verde pisello, perché la tedesca nemmeno sui colori si adegua al resto dei maschi. L’ho osservata con attenzione, questa Angela Merkel. Come la bocca le si pieghi all’ingiù molto più spesso di quanto dovrebbe, come stia attenta a mantenere centimetri preziosi di distanza, a limitare le zampate incoraggianti di Obama, le dita di Putin che tamburellano nervose ovunque si appoggino, come quelle dei tassisti sul volante. E d’altronde, è risaputo: Putin ha fatto anche il tassista. Angela sorrideva davvero solo a noi, sue simili, donne, anche se cameriere. Colpa di Cameron che per fare scena ha deciso che le mogli stavolta stavano a casa, niente feste, niente gite, meno spese, come se poi il problema fosse quello. Così, amiche, non ho nemmeno dettagli interessanti sui vestiti da raccontare. Il summit doveva essere business focused. Lo slogan: “Tasse, trasparenza, trade”, quel dio del commercio che gli Inglesi venerano da cinque o sei secoli, seminando una religione triste su tutto il globo. Complimenti Cameron! Hai dato l’esempio a tutti della funzione reale delle donne: costosi accessori, che gli uomini preoccupati delle sorti del mondo non possono permettersi. I protestanti sulla collina di Enniskillen hanno scritto: G8 NWO WAR CRIMINALS. Ma tra una battuta e l’altra, tra un ciack e l’altro, Cameron si sarà reso conto che Reservoir Dogs era una parodia? Amiche, cancellatemi subito, PRISM ci spia, tutti.

(Pubblicato sul Fatto Quotidiano il 24 giugno 2013)