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La chambre bleue

Suzanne Valadon, "La chambre bleue", Paris, Centre G. Pompidou

Suzanne Valadon, “La chambre bleue”, Paris, Centre G. Pompidou

3 aprile 2016

Suzanne Valadon (1865-1938) dipinse questa tela nel 1923.
Di origini umilissime e con un passato tempestoso di modella e amante favorita dai più grandi maestri della Parigi fin de siècle, come Renoir, Puvis de Chavannes, Toulouse-Lautrec, Marie Clementine, detta Suzanne Valadon, ragazza madre a diciotto anni, aveva coltivato il desiderio di disegnare e dipingere fin dall’infanzia.
Quasi illetterata e autodidatta imparò l’arte osservando i maestri che la ritraevano, assimilando i modi e le tecniche con un’autonomia di poetica e di immaginario così forte da fare riconoscere in lei un vero talento da Degas, che fu uno dei primi estimatori e collezionisti dei suoi disegni.
Si concesse il ‘lusso’ della pittura solo dopo molti anni di solo disegno.
In questo dipinto si confronta con un tema ricorrente nell’arte occidentale: la figura femminile sdraiata in un ambiente chiuso, una camera o un’alcova.
La sua reinterpretazione del tema è però originale. Anziché dipingere una donna nuda, secondo canoni di bellezza più o meno idealizzati, una discendente delle tante Veneri allungate che popolano la pittura dall’antichità all’Ottocento, Valadon la raffigura di proporzioni robuste, senza velleità di seduzione, vestita con un comodo pigiama a righe verdi che la lascia a spalle nude, la sigaretta in bocca, i libri abbandonati in un angolo del letto.
Lo sfondo colorato da una tapezzeria a fiori e la tenda blu che racchiude e ricopre il letto conducono l’occhio dell’osservatore nell’intimità di una donna raccolta nelle proprie riflessioni: siamo ammessi a questa intimità senza che ci venga svelata.
Negli stessi anni anche Matisse dipingeva donne sdraiate fra cuscini colorati, nel chiuso di accoglienti alcove moderne, ma si trattava pur sempre di odalische, donne dedite al piacere maschile.
Il dipinto di Valadon s’intitola invece “la camera blu” e ci introduce alla solitudine femminile, alla nuova autonomia delle donne, con la serietà modernissima di chi non si concede abbellimenti e vezzi, ma guarda negli occhi la realtà, come amava dire la pittrice di sé.