Tag Archives: Giorgio Falco

AGENDA 2014


Novembre 2014

Giovedì 6 novembre 2014 ore 18.00
Ad alta Voce
Letture con Sergio Rotino
Ravenna, Biblioteca Classense
Via Baccarini 3


Ottobre 2014

Mercoledì 1° ottobre 2014 ore 18.00
Presentazione de L’amore normale
Circolo dei Lettori di Milano
Corso Garibaldi 2

Sabato 4 ottobre 2014 ore 17.00
Presentazione de L’amore normale
Con Elisa Vignali
Biblioteca Comunale di Castelnovo di Sotto (RE)
In occasione dei Bibliodays organizzati dalla Rete Interbibliotecaria di Reggio Emilia

Giovedì 9 ottobre 2014 ore 19.00
Incontro su L’amore normale
Con il gruppo di lettura “Bookies and cookies. Circolo di lettura Jane Austen”
Coordina Annamaria Tagliavini
Biblioteca delle Donne di Bologna
Ex-Convento di Santa Cristina
Via del Piombo 5

Domenica 12 ottobre 2014 ore 11.00
Presentazione de L’amore normale
Con Emanuele Zinato
Festival La Fiera delle Parole
In collaborazione con l’associazione culturale Cuore di Carta
Padova, Libreria Feltrinelli
Via San Francesco 7

Venerdì 31 ottobre 2014 dalle ore 12.00 alle ore 13.00
Incontro con gli studenti del Liceo Galvani
In occasione di Libriamoci − Giornate di lettura nelle scuole
Bologna, Liceo Classico “Luigi Galvani”
Via Castiglione 38


Settembre 2014

Domenica 7 settembre 2014 ore 22.00
Alessandra Sarchi dialoga con Michael Jakob, autore di Sulla panchina (Einaudi)
Libreria Parco Nord
Bologna, Festa nazionale de l’Unità

Lunedì 8 settembre 2014 ore 20.30
Narrativa a Bologna. Le storie, la Storia
Partecipano: Enrico Brizzi, Patrick Fogli, Marcello Fois, Giampiero Rigosi, Stefano Tura, Grazia Verasani, Simona Vinci, Alessandra Sarchi
Con un intervento video di Gianmario Anselmi
Libreria Parco Nord
Bologna, Festa nazionale de l’Unità


Luglio 2014

Giovedì 10 luglio 2014 ore 19.30
Presentazione de L’amore normale
Con Giancarlo Visitilli
Del Racconto, il Film – Festival di Cinema & Letteratura nei castelli di Puglia
Castello di Mola di Bari

Martedì 15 luglio 2014 ore 21.30
Serata di premiazione del Premio letterario Pozzale Luigi Russo
Alessandra Sarchi, membro della giuria, parteciperà all’evento
Chiostro degli Agostiniani, Empoli


Giugno 2014

Mercoledì 4 giugno 2014 dalle ore 17.30 alle ore 19.00
Festa delle scritture – Giornata di incontri e letture
Università degli Studi di Bologna, Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica
In collaborazione con Finzioni-Bottega di narrazione, fondata da Carlo Lucarelli
Con la partecipazione dell’Istituzione Biblioteche di Bologna
Biblioteca di Italianistica
Via Zamboni 32, Bologna

Lunedì 9 giugno 2014 ore 18.00
Presentazione de L’amore normale
Con Luciana Littizzetto
Circolo dei Lettori di Torino
Palazzo Graneri della Roccia, Scala A
Via Bogino 9, Torino

Martedì 17 giugno 2014 ore 18.00
Presentazione di È di vetro quest’aria
di Monica Pareschi (Italic Pequod 2014)
Con Alessandra Sarchi
Libreria Trame
Via Goito 3/c, Bologna


Maggio 2014

Giovedì 8 maggio 2014 ore 16.00
Salone Internazionale del Libro di Torino
Alessandra Sarchi parteciperà all’incontro Italia Cina
promosso dall’Agenzia letteraria ALI
Torino Lingotto Fiere, Spazio Incubatore

Domenica 18 maggio 2014 ore 16.30
Presentazione de L’amore normale
Con Luca Briasco
Festival La Bellezza delle Parole
organizzato da Emiliano Visconti
Cesena, Biblioteca Malatestiana

Sabato 24 maggio 2014 ore 18.00
Presentazione de L’amore normale
Con Helena Janeczek
Festival Scrittrici insieme
organizzato dall’Associazione “Parole, suoni & immagini”
in collaborazione con la Città di Samarate e la Fondazione Montevecchio
Villa Montevecchio, Samarate (VA)


Aprile 2014

Venerdì 4 aprile 2014
Incontro al Liceo Galileo Galilei di Selvazzano (Padova)
Alessandra Sarchi incontrerà e discuterà di Violazione
con le classi terze e quinte dell’Istituto
Modererà l’incontro la professoressa Morena Marsilio

Domenica 6 aprile 2014, ore 11.30
Violazione
Interverranno: Alessandra Sarchi, autrice dell’omonimo romanzo,
Lorenzo Frattini, presidente di Legambiente Emilia Romagna
e Giancarlo Naldi, giornalista
Libreria Spazio Eventi, piazza Galvani, Bologna
La Scienza in Piazza 2014, festival organizzato dalla Fondazione Marino Golinelli

Sabato 26 aprile 2014, ore 17.00
Presentazione de L’amore normale
Con Gino Ruozzi
Libreria all’Arco, via Emilia S. Stefano 3/D, Reggio Emilia


Marzo 2014

Domenica 16 marzo 2014, ore 18.00
Presentazione de L’amore normale
Con Caterina Bonvicini e Antonella Lattanzi
Libri come. Festa del Libro e della Lettura
Roma, Auditorium Parco della Musica

Martedì 18 marzo 2014, ore 17.40
Intervista radiofonica di Sergio Rotino ad Alessandra Sarchi
Radio Città del Capo, Bologna

Lunedì 24 marzo 2014, ore 18.00
Presentazione de L’amore normale
Con Giampiero Rigosi
Accompagnamento al pianoforte di Chiara Bartolotta e Linda Tesauro
Libreria Coop Ambasciatori, via Orefici 19, Bologna

 

Ancora sulla natura e il territorio

Pioppeto

Paolo Bettini, “Pioppeto”, 2013

26 settembre 2013

Da fine estate gru e cingolati hanno ripreso a scavare e il loro rumore minaccioso e ripetitivo echeggia nella valle a ridosso del fiume Reno in cui vivo. Tutta la zona è classificata come protetta da vincolo idrogeologico, per la natura del terreno e per la presenza della golena del fiume, nonché da vincolo paesaggistico, visto che siamo ai piedi di un magnifico contrafforte pliocenico di arenaria dorata.

Ciò non ha impedito di prelevare vaste aree di sabbia e ciottoli utili per l’edilizia che l’azienda responsabile degli scavi ha ‘idealmente’ risarcito, costituendo un’oasi con laghetto per il birdwatching. Al laghetto non ci va mai nessuno, d’estate quando si secca è di una tristezza sconfortante, inoltre come i geologi insegnano se togli un peso da una parte, facendo un buco, crei una forma di risucchio da un’altra parte, quindi tutti questi buchi fatti nel terreno per espropriarlo della sabbia così vitale all’edilizia, avranno una loro ripercussione sull’intero sistema delle falde.

Intanto noi dovremmo deliziarci di uccellini che nidificano e cantano. Ma il timore che le spianate recentemente realizzate siano la premessa per ulteriori costruzioni si è insinuato quando ho notato che hanno aperto un’altra strada, in mezzo al bosco che costeggia il fiume. Qualcuno già parla di un complesso residenziale. Nel bel mezzo di un’area protetta.

Tutto questo in deroga alle leggi, tutto questo in deroga al buon senso, tutto questo in deroga a qualsiasi forma di fraternità col mondo in cui viviamo.

Non so quali compromessi fra politica e affari ci siano stavolta a giustificare l’ennesima deturpazione, la storia che ho immaginata nel mio romanzo Violazione viene sempre largamente superata dalla realtà, da migliaia di storie che ogni giorno mangiano il nostro suolo e ci privano di esistenza e di identità, ma ancora una volta non è l’avidità del singolo a stupirmi di più, quanto l’assenso delle istituzioni, la loro connivenza con il male.

Le istituzioni e le leggi esistono per mettere un freno all’egoismo del singolo a favore della convivenza civile di una comunità, di più singoli che riconoscono dei limiti per poter avere tutti dei diritti e delle garanzie di esistenza.

Ma se questa condizione viene meno, se le istituzioni stesse sono le prime a violare e ignorare le leggi, si disintegra la possibilità stessa che esista una comunità, si sprofonda nella cecità individuale.

Il problema del come abitiamo lo spazio di come usiamo la terra, non è un problema meramente ascrivibile alle preoccupazioni ecologiche, che ora sono tanto superficialmente di moda quanto disattese nei fatti, è un problema più profondo: abbiamo idea di che ci stiamo a fare qui?

Per chi costruiamo nuove case, se la popolazione non aumenta e gli alloggi sfitti sono migliaia e migliaia? In Italia ci sono dieci milioni di case abusive, non c’è un centimetro di litorale che non sia stato lottizzato, non c’è campagna che non sia brutalmente attraversata da strade e superstrade, assediata da aree industriali e capannoni.

Non vedo rimedio a questa situazione, le oasi per birdwatching sono un penoso cosmetico di cui si farebbe volentieri a meno, il fatto rilevante è che la gente accetta di vivere ovunque, di stare dentro un cubetto di cemento ovunque, sopra le autostrade, di fianco ai ripetitori, nel buco dove prima c’era un bosco, o un campo coltivato.

Se la terra è oggetto di una brutalità senza senso allora anche chi vi abita lo è; il totalitarismo prodotto da un sistema di consumi entropico e senza freni che Pasolini denunciava con tanta veemenza, quarant’anni fa, si è perfettamente compiuto.

Pasolini contrapponeva a questo il mondo antico, dove a suo modo di vedere c’era un maggior equilibrio fra l’appropriarsi dei luoghi da parte dell’uomo e il corso dei fenomeni naturali, l’assetto della terra.

Mi colpisce il modo in cui formulava il suo pensiero: “Ormai del resto, la distruzione del mondo antico, ossia del mondo reale, è dappertutto. L’irrealtà dilaga attraverso la speculazione edilizia del neocapitalismo”.

Il termine irrealtà è, fra tutti quelli che poteva scegliere il più forte e, a posteriori, il più adatto a descrivere la situazione che si crea quando il suolo su cui viviamo è solo luogo di mera occupazione per decubiti di cemento che sono, nella maggior parte dei casi, bruttissimi e inutili.

Irrealtà è la provincia vicentina iperurbanizzata descritta in Tristissimi giardini di Vitaliano Trevisan, irrealtà sono i quartieri residenziali dell’interland milanese protagonisti di L’ubicazione del bene di Giorgio Falco, o la sterminata periferia romana descritta da Walter Siti e da Tommaso Giagni ne L’estraneo.

Irrealtà è il villaggio antisismico costruito a pochi chilometri dal centro dell’Aquila che, dopo il terremoto del 2009, difficilmente tornerà a vivere se non come museo di se stessa, gli outlet che richiamano nelle forme i castelli disneyani e che insieme alle villette a schiera punteggiano ormai tutte le arterie viarie di ogni regione italiana.

Tutto questo è possibile, perché l’Italia è un paese corrotto, dominato da poteri illegittimi che nello stato cercano sempre una sponda, perché manca in larga parte un senso del bene comune, perché troppo in fretta siamo passati da una realtà rurale a una industriale e post-industriale, ecc. ecc., ma alla radice c’è – io credo – una ragione più sostanziale: da un sacco di tempo abbiamo smesso di porci, in questo paese come altrove, una domanda che nella sua basilarità viene considerata trascendentale e quindi trascurabile per chi si accontenta del qui ed ora: che ci stiamo a fare su questo pianeta? Cosa siamo? Perché dovremmo essere fraterni con una natura che con noi non è certo e non sempre benevola?

L’obiezione classica a questo tipo di domande è che essendo prive di risposta, quanto meno in un orizzonte e laico e completamente mondanizzato, siano anche inutili.

Mentre posso essere d’accordo sul fatto che siano destinate a rimanere senza una risposta definitiva, non credo affatto che siano inutili. La storia dell’umanità che si evolve ha inzio con domande che superano di gran lunga i suoi bisogni contingenti, il suo arco di proiezione. Questo tipo di domande ci ha portato a essere animali singolarmente evoluti e diversi da tutto il resto che popola la terra, il che potrebbe anche costituire una pericolosa anomalia, ma è la nostra storia, la storia di cui conserviamo memoria.  L’unica risposta che trovo è che, la natura, la terra, gli animali, i corpi organici, costituiscono tutto ciò che abbiamo; il movimento di progressiva alienazione da questo ci ha portato prima a una perdita di senso dilagante e ora ai margini di una vera e propria autodistruzione materiale.

Sono già tanti i luoghi sulla terra, e anche in Italia, dove non è più possibile vivere, coltivare, respirare, pena la malattia e la morte.

Dopo, se dovesse avvenire su scala mondiale, sarà forse di nuovo il silenzio della materia inorganica e il gelo delle stelle, ma intanto l’avventura dell’animale simbolico, della specie homo sapiens, sarà fallita per sempre.

Se il nostro orizzonte politico e filosofico è per forza di cose post-utopico, è possibile che con la perdita delle utopie abbiamo perso anche la forza primaria che ci muove: lo spirito di sopravvivenza.

Per disinnescare questo ottundimento di percezione si potrebbe cominciare a camminare, percorrere la terra con le proprie gambe e misurarsi coi luoghi in una unità che non sia l’auto, o qualsiasi altro mezzo di trasporto meccanizzato.

Tornare a fare i conti con la finitudine che siamo e accoglierla, anziché occultarla nella sazietà e nella cattiva infinità delle merci, del consumo, del cemento, ci renderebbe forse meno alienati.