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Il verbo degli uccelli

Volo di uccelli al tramonto

2 marzo 2015

Sono stata a vedere uno spettacolo molto bello in scena ai Teatri di vita a Bologna: In search of Simurgh, di Teresa Ludovico con le musiche e il canto dei Radiodervish.

Si tratta di una suite orientale ispirata a uno dei classici della letteratura Sufi, il Mantiq at Tayr (Il verbo degli uccelli), scritto nel XII secolo dal mistico persiano Farin al-Din ’Attar.

Narra il viaggio di un gruppo di uccelli di ogni specie e varietà alla ricerca del loro re, Simurgh. Gli uccelli, dapprima molto riottosi ad affrontare la fatica, vengono persuasi dal più determinato di loro, l’upupa, a intraprendere l’impresa. Dopo avere attraversato sette valli di prove, popolate da coraggiosi schiavi dal petto d’argento, ardimentose principesse dal volto di luna e re pronti a confondersi per amore, arrivano solo in trenta alla meta per scoprire che il loro re è uno specchio in cui vedono se stessi. Si Murgh in persiano significa infatti trenta uccelli.

Grandiosa metafora del viaggio dell’anima in cerca di se stessa e di Dio, per scoprire che Dio è in sé, lo spettacolo nella realizzazione di Teresa Ludovico e dei Radiodervish è anche una riflessione sul volo, sulla fatica che costa staccarsi dalle proprie abitudini, perdere molto o tutto, per arrivare a un altrove che è solo, e definitivamente, rivelazione di sé.

Questa suite è anche una cosmogonia, dove si sente nella parola e nel canto la fatica che l’esistere richiede, l’agoné della creazione, il conflitto incessante fra la bellezza dell’esserci e il dolore che impone.

Su YouTube ho trovato il primo atto della Suite. Eccolo: