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Walking, or the Wild (1863)

H. Rousseau, "L’incatatrice di serpenti", Parigi, Museé d’Orsay, 1907

Henri Rousseau, “L’incantatrice di serpenti”, Parigi, Musée d’Orsay, 1907

24 agosto 2015

Leggo in quell’affilato e incoercibile autore che fu Henry David Thoreau: “In Literature, it is only the wild that attracts us. Dulness is but another name for tameness. It is the uncivilized free and wild thinking in Hamlet and the Iliad, in all the scriptures and mythologies, not learned in the schools, that delights us. As the wild duck is more swift and beautiful than the tame, so is the wild, the mallard, tought, which ’mid falling dews wings its way above the fens. A truly good book is something as natural, and as unexpectedly and unaccountably fair and perfect, as a wild flower discovered in the prairies of the West or in the jungles of the East. Genius is a light which makes darkness visible, like the lightning’s flash, which perchance shatters the temple of knowledge itself, and not a taper lighted at the hearthstone of the race, which pales before the light of common day”.

“In letteratura ad attrarci è solo la selvatichezza. La noia non è altro che un sinonimo dell’addomesticamento. È il pensiero incivilmente libero e selvaggio che ci diletta nell’Amleto, nell’Iliade, in tutte le scritture e mitologie non imparate a scuola. Come l’anatra selvaggia è più lesta e più bella di quella addomesticata, così è il pensiero libero che si fa strada volando fra la rugiada che cade sopra le paludi. Un buon libro è qualcosa di altrettanto naturale, inaspettatamente e inspiegabilmente giusto e perfetto, quanto un fiore selvatico scoperto nelle praterie dell’ovest o nelle jungle dell’est. Il genio è una luce che rende visibile l’oscurità, come il lampo del fulmine, che forse sconvolge il tempio della stessa conoscenza, e non una candela accesa nel focolare della razza umana, che impallidisce davanti alla luce di un giorno qualsiasi”.

Cosa hanno in comune camminare, scrivere, essere liberi?
Il titolo stesso di questo libro, uscito postumo, è una specie di ossimoro: camminare, o del selvaggio.
Cosa mai potrà esserci di selvaggio in uno degli atti più comuni dell’umanità? Thoreau è un provocatore e un estremista: camminare per lui significa spingersi là dove non si è mai stati, e recuperare la forza primigenia di un atto che ha regalato agli umani l’immensa libertà di essere sulla terra.
Trovo molto interessante la sua convinzione che ad attrarci sia l’inaspettato, ciò che in un certo senso è fuori dalle regole: come se l’immenso sforzo di civilizzazione che l’umanità compie e ha compiuto su se stessa trovasse nella letteratura il suo momento di verità, in cui il rimosso, l’ordinato dalle regole viene scardinato e riacquista parte dell’energia vitale esaurita nel processo inverso. Da qui anche la libertà, o liberazione.
A tutti i camminanti l’augurio di essere anche pensanti e intimamente liberi.