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Romanzo gotico e ironia

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David Roentgen, “The Dulcimer Player” (automa di Maria Antonietta)

14 luglio 2020

La follia dei Flood di Jess Kidd, appena uscito per Bompiani nella splendida traduzione di Sergio Claudio Perroni, è la seconda prova di una giovane autrice inglese che non teme le sfide: eccoci davanti trecentosessanta pagine di romanzo gotico in cui la scrittura e le invenzioni non cedono mai, anzi trascinano il lettore in una carambola di avvenimenti e di atmosfere intricate, nelle quali il piacere è più quello di sprofondare che di venirne a capo. Ci sono tutti gli ingredienti del genere: il pericolo, gli inganni, la colpa, le apparizioni false e quelle vere, delitti sepolti e un amore impossibile. La scrittura di Jess Kidd si snoda fra questi come fra le teche di un museo di meraviglie e di orrori, intenta a farci ammirare il luccichio del sangue, anche quando esce da un cranio colpito con un piede di porco; analitica, evocativa, ironica e poetica, una scrittura che trasfigura tutto ciò che descrive.

Come in ogni romanzo gotico che si rispetti il fulcro è una vecchia dimora, Bridlemere, che non è difficile immaginare un tempo sontuosa e che si erge, ora, in tutta la sua decadenza e trascuratezza nel cuore di una West London dove volpi, lupi e gufi la fanno da padroni. A raccontarci in prima persona le giornate passate a riempire sacchi di spazzatura e ciarpame di ogni tipo è la voce di Maud Drennan, assistente sociale inviata a Bridlemere per occuparsi del vecchio Cathal Flood, un burbero signore che si aggira per la dimora con abiti sporchi e sembra affetto dal vizio dell’accumulo compulsivo. Cathal Flood vive in quel disastro di sporcizia accumulata, fuori e dentro la casa, ne ha fatto la propria difesa. Materassi che marciscono, cucine fuori uso, scatolame arrugginito, sanitari coperti di muffa, muri di vecchie riviste, Cathal Flood è parte di questo paesaggio che colpisce i sensi della giovane Maud la cui vista e il cui olfatto sono continuamente sollecitati. A Bridlemere infatti Maud lavora armata di detergenti, guanti e disinfettanti, e molta ironia per contrastare l’irascibilità dell’anziano e la sua latente aggressività. A confortarla al rientro dalle sue pesanti giornate c’è Renata, la vicina di casa transessuale, avvolta in foulard colorati, ciglia finte e parrucche. È lei che fra un tè e un sorso di liquore si accorge dai racconti di Maud che a Bridlemere c’è molto di più che un disordine ingovernabile e un vecchio scorbutico. Affiorano fotografie che accanto alla defunta moglie di Cathal Flood, Mary, e al figlio Gabriel, lasciano intravedere una bambina alla quale è stata bruciata la testa. Chi è questa bambina? E Mary è davvero morta ruzzolando incidentalmente giù per le scale? Renata instilla dubbi in Maud, che a sua volta, è portata a vedere oltre ciò che si vede: da sempre parla con una schiera di santi che la pungolano come un fastidioso e capriccioso super-io, lei stessa nella propria storia familiare custodisce il segreto della scomparsa della sorella maggiore.

Bridlemere, casa sfasciata, eppure vitalissima, continua a trasudare messaggi per Maud, che scopre stanze arredate come per una principessa, ritratti inquietanti di Mary Flood e una raccolta di ritagli di giornali relativi alla scomparsa di una studentessa di nome Maggie Dunne. Cathal con le sue risposte elusive e il rapporto molto problematico con il figlio Gabriel non è d’aiuto; nonostante Maud sia riuscita a conquistarne la fiducia, perché dovrebbe a sua volta fidarsi di un uomo che cela all’interno della propria casa corpi scorticati da museo anatomico, attrezzi da tassidermista, automi spaventosi che uniscono parti umane e animali?

E dell’obeso e impacciato figlio, Gabriel, che preferirebbe il padre sistemato in una casa di riposo, c’è da fidarsi? A complicare il tutto entra in scena un affascinante Sam Ebden, l’assistente sociale che aveva preceduto Maud nell’accudimento di Cathal; ma anche su di lui, che appare e scompare a Bridlemere in momenti cruciali, e che intesse con Maud un rapporto di attrazione e seduzione, sorgeranno presto dubbi. È veramente chi dice di essere?

Dopo aver inserito nella costruzione del romanzo gotico tradizionale una tonalità ironica e dissacrante – alcuni dialoghi fra Maud e i santi sono esemplari – Kidd fa propria anche la lezione di Agatha Christie: tutti i personaggi sono ugualmente sospettabili e inaffidabili. Mentre la trama si complica, il rincorrersi delle metafore acquatiche che dominano il libro traccia coppie simmetriche: tutti gli episodi importanti si svolgono vicino a una pozza d’acqua, una fontana, il mare, d’altronde il toponimo di Bridlemere, porta in sé lo specchio di acqua; Maud ha una vicenda familiare tormentata con la sorella, così come i due figli di Cathal Flood, Marguerite e Gabriel; Maud non è la sola a vedere e percepire l’invisibile, un’improbabile sensitiva la metterà finalmente sulla buona strada per risolvere i tanti guai in cui si è cacciata da quando frequenta Bridlemere e la famiglia dei Flood.

Jess Kidd rischia forse l’eccesso, perché c’è veramente di tutto dentro questo romanzo dove i gatti parlano, le volpi indicano il sentiero e i santi si mostrano per dare consigli strampalati, mentre il dolore più nascosto, quello che sa benissimo come annidarsi nelle vicende familiari, nelle dimenticate cronache nere dei giornali, riaffiora prima ancora che nei ricordi negli oggetti, tutti dotati di una loro incoercibile vita e volontà di esprimersi. Ma a tenere il filo di una materia tanto effervescente è sempre la scrittura generosa e consapevole di questa giovane autrice, per cui il lettore volentieri sospende il giudizio e l’incredulità, empatizzando con Maud, la sua volontà di conoscere, la sua capacità di ammettere che esista una realtà fantasmatica con la quale la nostra parte razionale entra in conflitto o trova punti di contatto; dopo tutto le cose possono avere aspetti molteplici: dipende da come le si guarda. Gli enigmi verranno svelati e ogni personaggio del romanzo avrà la propria risoluzione psicologica ed esistenziale; il finale, con preciso contrappunto, sigilla con il fuoco dell’incendio che avvolge Bridlemere una narrazione viceversa dominata da una luce subacquea, seduttrice e ingannevole.

(Recensione uscita su La lettura del 14 giugno 2020)