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La notte ha la mia voce

COP la notte ha la mia voce

«È di libertà che si dovrebbe parlare, quando si parla di corpi. Ma come si fa, se non ce li scegliamo nemmeno alla nascita?
I nostri corpi sono già passato, eredità elargita da chi ci ha generato e preceduto nella tirannia combinatoria dei geni.»

La notte ha la mia voce ha vinto il premio Opera italiana al Premio Letterario Internazionale Mondello 2017 e il Premio Wondy 2018

 

 

 

Alessandra Sarchi, La notte ha la mia voce, Einaudi Stile Libero, Torino 2017
Progetto grafico: Riccardo Falcinelli
In copertina: Foto © Joanna Jankowska / Arcangel Images

Le recensioni a La notte ha la mia voce di Alessandra Sarchi sono in RASSEGNA STAMPA. Altro materiale sul romanzo è disponibile nella sezione EXTRA, mentre sul sito web di Einaudi è presente una pagina dedicata al libro.

Delizie del matrimonio

Anonimo, "Grande querelle entre le mari et l'épouse a qui portera la culotte et commandera le ménage", incisione in rame colorata, Paris, 1810 ca.

Anonimo, “Grande querelle entre le mari et l’épouse a qui portera la culotte et commandera le ménage”, incisione in
rame colorata, Paris, 1810 ca.

31 marzo 2014

“Tutti badano ai dettagli, sono loro che ci fanno innamorare o ci disilludono all’improvviso. Costruiamo un totem di bellezza, di perfezione, umana e morale, ne addobbiamo la persona che amiamo, e poi?
Poi siamo dentro un matrimonio, un contratto sociale vincolante, un impegno a riprodursi, a credere nella società. Non sarebbe meglio pensare all’amore come a un felice incidente che continua ad accadere?”
(Da L’amore normale, Einaudi 2014)

Amore e matrimonio non sono un binomio scontato. Per secoli e secoli il matrimonio è stato consapevolmente utilizzato come strumento per stringere alleanze fra famiglie e clan, quindi come strumento di controllo sociale che ben poco aveva a che vedere con l’amore. Ma anche quando, soprattutto grazie all’etica cristiana, l’amore coniugale comincia a guadagnare spazio, nella vita reale e nella rappresentazione, continua a rimanere un’istituzione problematica e conflittuale: è al suo interno, e in relazione, alla società che si gioca la parità fra i sessi, il ruolo riconosciuto agli uomini e alle donne. E basta guardare l’immagine qui sopra per farsi un’idea di come la disputa su chi abbia i pantaloni, cioè debba comandare, nella vita coniugale vada avanti da un pezzo e con un evidente svantaggio iniziale delle donne.

Questa lunga storia è stata messa in mostra a Milano, a palazzo Morando, in una esposizione intitolata “Le delizie del matrimonio”, conclusasi in questi giorni. Un itinerario iconografico molto ampio dal ’600 fino ai primi decenni del ’900,  diviso per temi: dal corteggiamento, alla fedeltà, al tradimento, al gioco delle parti nel legame coniugale.

Una coppia che si ritrova dopo tanti anni

Francesco Primaticcio, "Penelope e Ulisse", 1560 ca. Toledo, Museum of Art

Francesco Primaticcio, “Penelope e Ulisse”, 1560 ca. Toledo, Museum of Art

 

 

 

 

 

 

 

 

 


10 marzo 2014

Laura era così assorbita nella contemplazione di quel quadro che a malapena si è accorta che ero arrivato al suo fianco. Mi sono avvicinato alla didascalia per capire di quale mitologia si trattasse.

Penelope racconta a Ulisse le prove subite durante la sua assenza. “Quando Odisseo e Penelope ebbero goduto il dolcissimo amore, si allietarono l’uno con l’altra con le parole, dicendo lei, la donna illustre, quanto dovette soffrire, vedendo l’indegna folla dei pretendenti sgozzare per causa sua molte pecore e molti buoi, e attingere molto vino dai vasi; l’illustre Odisseo, quanti dolori inflisse ai nemici e quante pene e fatiche patì egli stesso.” (Odissea, XXIII, 300-7)

Ritornai a osservare il quadro: un uomo e una donna, marito e moglie che si rincontravano dopo una lunghissima separazione. Chiunque si fosse trovato davanti, si sarebbe sentito anche dentro quella scena, sul bordo del loro letto.
Dentro la riconciliazione, l’imbarazzo, gli indugi e tutto quello che non si poteva dire, perché anche loro – una coppia che si ritrova dopo tanti anni – non sarebbero stati in grado di dirselo.

(Dal romanzo L’amore normale di Alessandra Sarchi, in libreria dal 18 marzo)