Del perdere

Ostrakon della danzatrice, Nuovo Regno, XIX dinastia, 1292-1186, Museo Egizio di Torino

Ostrakon della danzatrice, Nuovo Regno, XIX dinastia, 1292-1186, Museo Egizio di Torino

14 settembre 2017

Allenata a superare sempre col massimo dei voti gli esami scolastici, a vincere i concorsi e le competizioni quest’anno ho perso un premio letterario importante come il Campiello.

Intendiamoci: già entrare nella cinquina è stata una vittoria, e l’intera esperienza di presentazioni, di incontro con il pubblico, di prossimità con gli altri autori non priva di momenti interessanti.

Però ci si stanca ad avere la testa concentrata su un obiettivo solo. Ed è deludente mancarlo.

Eppure nella grande spossatezza con cui sono arrivata a questa metà di settembre con la sua luce tersa e tremolante, sento anche un sollievo che non deriva solo dall’idea che tutto sia finito e non debba programmare la prossima tappa di una competizione durata tre mesi.

Non è solo la fine a dare sollievo, curiosamente più ci penso e più mi sembra che sia il fatto stesso di aver perso.

Anche a perdere ho sviluppato un certo allenamento, negli ultimi anni.

Sono tante le cose, le persone, le situazioni che ho perso e se questo mi causava un dolore acuto e una forma di rabbia sorda, ora mi sembra quasi il naturale corso della vita.

Samuel Beckett ha scolpito questo sentimento in modo lapidario: “Ho provato. Ho fallito. Prova ancora. Fallisci meglio”.

Ci proverò.

Nel frattempo credo che avrò modo di stupirmi ancora, di certo lo spero.

Il fascino dell’elenco

Christian Boltanski, "Animitas", Bologna Mambo

Christian Boltanski, “Animitas”, Bologna Mambo

2 agosto 2017

Decine e decine di volti sgranati nell’ingrandimento da vecchie fototessera in bianco e nero, scatole di latta sovrapposte a costruire uno schedario dei morti e dei dispersi dell’Olocausto, centinaia di abiti dismessi ammucchiati in carrelli o distesi al suolo, e ancora occhi anonimi stampati su tele chiare che ondeggiano al passaggio del visitatore, volti di partigiani ingranditi e affissi in luoghi periferici della città, la mostra antologica di Christian Boltanski, che ha inaugurato lo scorso 25 giugno al Mambo di Bologna e proseguirà fino al 12 novembre 2017, Anime di luogo in luogo a cura di Danilo Eccher, sollecita una riflessione sulla forma dell’elenco e dell’accumulo nella cultura visiva e letteraria contemporanea.

Già Michelangelo Pistoletto con il suo Muro di stracci (1968) aveva accumulato ed esposto abiti smessi in serie con intento decostruttivo del consumismo, mentre Daniel Perec nel romanzo La Vie mode d’emploi (1978) ci aveva introdotto a un senso dell’oggi che è fatto di accumulazione e vertigine del vuoto: l’elenco degli oggetti, dei gesti, dei luoghi e delle quisquiglie del quotidiano nella vita di un condominio che oscilla fra ironia e angoscia. Beppe Sebaste in Oggetti smarriti e altre apparizioni (2009) ha scritto un libro sulla memoria e la sua dissoluzione a partire da oggetti accumulati e dispersi.

Ma dove è possibile rintracciare l’origine di un uso espressivo della forma dell’elenco?

Dall’antichità fino all’epoca premoderna i cataloghi – dei soldati, delle navi, delle belle donne – avevano una funzione celebrativa, un po’ come passare in rassegna i campioni di una squadra prima della gara o della partita. Ciò che sembra invece caratterizzare l’elenco nella modernità è l’aspetto memoriale tanto più elegiaco quanto impersonale. A fare da cesura la seconda guerra mondiale e la società dei consumi di massa. Il lavoro artistico di Boltanski registra un passaggio che non è solo di quantità: come preservare la memoria di migliaia di persone letteralmente spazzate via dal conflitto bellico e poi dalle stragi e dai flussi migratori, ma anche di qualità: come si mantiene la memoria non di biografie illustri bensì di vite perlopiù anonime?

Si potrebbe dire che solo dopo il trauma collettivo dei due conflitti mondiali e dello stragismo, e nel contesto di una civiltà di consumi di massa dove le singole esistenze si assomigliano tutte nell’omologazione merceologica, l’accumulo, la serialità e l’elenco degli oggetti e delle immagini siano potuti diventare da contenitore inerte un potentissimo mezzo espressivo.

[Questo articolo è uscito su L’Espresso di domenica 30 luglio con il titolo Boltanski List]

 

“La notte ha la mia voce” finalista al Campiello

31 maggio 2017

Nei prossimi mesi questi saranno i miei impegni
(incontri con la cinquina finalista del premio):

Giugno

Martedì 20, ore 18.30
Venezia, TIM Future Centre

Mercoledì 21, ore 20.45
Cornuda (TV), Tipoteca

Martedì 27, ore 17.00
Milano, Armani/Silos

Mercoledì 28, ore 18.30
Modena, Sala Leonelli

Giovedì 29, ore 21.00
Catania, Castello Ursino

Luglio

Mercoledì 5, ore 18.00
Gubbio (PG), Convento di San Francesco

(Sabato 8) data da confermare, ore 21.00
Sanremo (IM), sede da definire

Giovedì 20, orario da definire
Fanzolo (TV), sede da definire

Venerdì 21, ore 17.30
Asiago (VI), Piazza II Risorgimento

Sabato 22, ore 21.00
Jesolo Lido (VE), Piazza Milano

Domenica 23, ore 18.00
Lido di Venezia (VE), Grande Albergo Ausonia & Hungaria