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Caterina Venturini, Il vostro silenzio non vi proteggerà

Recensione a: Caterina Venturini, Il vostro silenzio non vi proteggerà. Una storia di Audre Lorde, Solferino 2025 – La lettura, 9 maggio 2025

La storia di Audre Lorde, (New York 1934- Saint Croix 1992) poeta, saggista e attivista potrebbe iniziare con uno sputo. Un getto di saliva malevolo che la colpisce mentre, bambina di quattro anni, percorre con la madre le strade di Harlem a New York, dove la famiglia – emigrati provenienti da una piccola isola caraibica – si è da poco traferita. Questa forma di aggressione, che la madre si affretta a pulire e a declassare a mancanza di accortezza del passante, si ripeterà altre volte, la madre sempre pronta a pulire e minimizzare, di fatto a negare ciò che solo da adulta Audre Lorde potrà capire, analizzare e rievocare nella sua vasta produzione letteraria trovando un nome e una definizione: “inferiore deumanizzato”. Così chiamerà chiunque in ragione del colore della propria pelle, del proprio orientamento sessuale, della gerarchia occupata nella società diventi bersaglio di insulto e discriminazione, dallo sputo al divieto di  servirsi del vagone ristorante sui treni, di entrare nei cinema e nei teatri dalla porta principale, o di iscriversi al conservatorio (ce lo ricorda la storia di Nina Simone) gli esempi possono proseguire in una lunga catena fino al ginocchio premuto sul collo da un poliziotto bianco che nel 2020 uccide, ripreso da una telecamera, il nero George Floyd. A quella data, Audre Lorde è morta da un pezzo, ma nonostante la sua articolata riflessione sulle differenze e le ingiustizie causate da Età, razza, classe, sesso per citare il titolo di un suo celebre articolo, nonostante lo strenuo attivismo, nonostante i Black Studies e le Scienze sociali che hanno fatto proprie molte delle sue idee siano saldamente impiantate nelle università americane, per il colore della propria pelle e per lo spazio occupato dal proprio corpo (non conforme) nel 2020 negli Stati Uniti si può ancora perdere la propria vita, e nel 2025 venire deportati. 

Caterina Venturini, già autrice di un podcast dedicato a Lorde, con Il vostro silenzio non vi proteggerà. Una storia di Audre Lorde ci propone l’urgenza di una voce che in Italia è circolata tardi e in maniera frammentaria. L’ autobiografia di Lorde, Zami. Così riscrivo il mio nome (ed. originale 1982), uno dei cento libri consigliati da leggere almeno una volta nella vita dalla BBC, è uscita per la traduzione di Grazia di Canio solo nel 2014, del 2018 è un’antologia poetica D’amore e di lotta. Poesie scelte, traduzione a cura del collettivo di Women in translation (WIT) e del 2022 la raccolta di saggi Sorella outsider. Gli scritti politici, nella traduzione di Margherita Giacobino e Marta Gianello Guida. Come sottolinea a più riprese Venturini, la voce di Lorde risuona in modo potente davanti alle nuove forme di iniquità sociale e di genere, che forse tanto nuove non sono, e che attestano quanto sia difficile pareggiare la bilancia di chi storicamente è stato messo in una condizione di minorità. La sua scrittura non è concepita per nessuna categoria umana e sociale proprio perché vuole analizzarle e comprenderle tutte, perché il superamento del sessimo e del razzismo non sono una conquista solo delle donne o dei neri, ma dell’umanità intera.

Audre Lorde ha avuto una vita breve ma intensissima, ha fatto l’operaia, la bibliotecaria, l’insegnante, ha scritto e pubblicato poesia dalla giovinezza fino ai suoi ultimi giorni, ha vissuto le lotte per i diritti degli afro-americani negli anni ’60 e ’70, ha contribuito in maniera determinante alla riflessione femminista e in particolare alla consapevolezza delle donne nere e lesbiche; colpita da un cancro al seno lo ha raccontato pubblicamente in Cancer Journals (1980) vincendo uno stigma sulla malattia sul quale in quegli stessi anni elaborava le sue tesi Susan Sontag. Caterina Venturini sceglie di raccontarcene la vita e le opere a partire dal corpo, perché ciò che rende la sua voce inconfondibile e diretta a ciascuno di noi è il fatto che tutto ciò di cui parla Lorde l’ha vissuto sulla propria pelle, elaborando ferite, cicatrici, perdite fino al paradosso di chiamare la malattia un’esplosione di luce, a burst of light perché anche attraverso questa esperienza ha acquisito consapevolezza di sé e del valore della vita. Audre Lorde ha capito e gestito, a partire da sé, il corpo come luogo politico per eccellenza, e proprio per questo nessuna delle esperienze che racconta – l’essere discriminata in quanto nera, l’essere madre in una coppia interazziale (con marito gay e bianco), l’essere lesbica marginalizzata, l’essere femminista in maniera sempre critica e dialogante – ci risulta estranea perché Lorde quando parla di sé ha sempre presente l’idea di essere parte di un tessuto sociale e umano e che nelle relazioni si fondano i vincoli e le potenzialità di ciascun individuo. La progressiva scoperta delle sue varie identità la porta riflettere su due sentimenti chiave nell’elaborazione di una poetica e di una postura che vuole allargarsi all’altro, a un collettivo sempre da costruire e da cercare: la rabbia che troppo spesso chi subisce introietta e non riesce a incanalare in un’azione positiva di rivolta e di cambiamento e l’erotico, inteso come comunione profonda con il piacere di essere e fare ciò che si desidera, una forza contagiosa che porta a gioire non solo della propria realizzazione ma della condivisione con una comunità. La forza del suo pensiero sta nell’aver interrogato le differenze di classe, di appartenenza etnica e di genere e averle messe in relazione le une con le altre nella limpida convinzione che: “L’affermazione di un gruppo non vuol dire la distruzione di un altro, il mio definire me stessa donna non può impedire o ritardare la tua definizione di te uomo. L’idea sbagliata presente soprattutto nei popoli oppressi è che ci sia solo una certa quantità di libertà da dividersi, io la prendo e per te non c’è più niente. È vero l’esatto contrario!”

La parola per Lorde è un luogo di rivelazione e di incontro con sé stessi e con l’altro, perché Lorde sa che tutti siamo presi e dominati da paure – di inadeguatezza, di inferiorità, di oppressione, di ingiustizia – ma la paura non deve indurci al silenzio, perché il silenzio non protegge nessuno anzi lo abbandona a sé. Solo trasformando il silenzio in parola ci si rivela, a sé e al mondo, si rivendica la propria esistenza, la propria dignità.

La bambina oltraggiata, la cui madre cercava di occultare l’oltraggio, da adulta capisce che il primo modo per superarlo e dargli un nome e – si badi bene – non per definirsi come vittima, ma per emanciparsi come persona: “Ognuno possiede una sua particolare fortuna che la riconosca o no. E ognuna di noi a un certo punto della vita deve aprirsi all’interno di quella particolare fortuna uno spazio in cui radunare le risorse di cui dispone per fare quello che va fatto”.

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