Le conseguenze delle parole

miraggi e riflessi marco gastini

Marco Gastini, “Miraggi e riflessi”

17 agosto 2018

Era da tanto tempo che volevo scrivere due righe sulle conseguenze delle parole. Mi ritrovo a farlo in un momento davvero tragico e disperante: il crollo del ponte Morandi a Genova e la deriva antiistituzionale, xenofoba e antidemocratica, coi respingimenti dei migranti via mare, che l’Italia va assumendo negli ultimi mesi.

Mi colpisce come i media svolgano così male il loro compito: non informano, fanno da cassa amplificatrice a dicerie, emotività volatili, posizionamenti faziosi, incoraggiando sondaggi assurdi: siete pro o contro la revoca delle concessioni autostradali? Come se sessanta milioni di italiani, di cui un terzo in stato di evidente e provato analfabetismo di ritorno, potesse sapere di scienze delle costruzioni, statica, manutenzione, nonché dei patti stabiliti dal governo per sgravarsi di un impegno al quale, con ogni evidenza, non poteva far fronte. In tutto questo le uniche interviste sensate potevano essere quelle ai tecnici del CNR e dell’Università che da tempo avevano denunciato, non su facebook o su twitter, ma con relazioni ampiamente documentate e depositate lo stato precario di quel viadotto e di altri simili. In televisione, queste interviste sono state brutalmente troncate, sui giornali non sono nemmeno apparse. Eppure le relazioni sono on line, reperibili da chiunque.

Ma se si dà per scontato che la parola di alcuni, persone qualificate che si occupano in maniera disinteressata del problema, non abbia valore e viceversa vada presa sul serio quella sguaiata e mai, dico mai, seriamente documentata, che i politici e chiunque abbia tempo da perdere lancia sui social il risultato è questo: un paese allo sbando, dove incitando al disprezzo razziale si acuisce la tensione sociale, e dove disprezzando il sapere si lascia che tutto crolli (non solo i ponti, il paese è sismico e non da ieri, ma un piano di rinnovo edilizio ancora non s’è visto).

Poiché tutti sappiamo che fra le parole e le cose c’è una divaricazione in cui s’annida tutta la perversione e la meraviglia della storia dell’umanità, viene da domandarsi di quali parole abbia oggi bisogno un paese confuso come il nostro.

A me vien da dire che occorre fare un passo indietro e partire dal punto zero: le parole hanno conseguenze, che lo vogliamo o no. Occorre quindi soppesarle, sceglierle con cura, e valutarne l’impatto.

Ogni parola scava la sua scia e prima o poi arriva a colpire la realtà, nessuno è immune e tutti ne portiamo le conseguenze e la responsabilità.

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